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Dalle bandiere blu ai fiumi più inquinati d’Europa, tra loro c’è un sistema che non funziona.

 

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Posted 19 dicembre 2012 by

Fermi sulla riva del mare, o sulle sponde di un fiume, abbiamo assistito, troppo spesso, increduli, allo spettacolo di acque torbide, maleodoranti e schiumose. Quante volte siamo stati, tra un ombrellone ed un altro, condannati all’implacabile arsura, con il solo desiderio di fare un bagno, ma frenati dal timore di tuffarci in acque “poco rassicuranti”? C’è chi lo chiama il Bel Paese. Una penisola unica, stupenda e magnifica…ma di sicuro c’è qualcosa che non va.

Da Nord a Sud, le bandiere blu più invidiate al mondo ci appartengono, sono nostre creature. Ma, allo stesso tempo, dal fiume Pò al Sarno, dal Mar Ionio al Ligure abbiamo anche i corpi idrici tra i più inquinati d’Europa, creature maltrattate da non poterci bagnare neanche le unghie.

E allora, qual è il problema? Dovè è la falla del sistema?

IL SETTORE CIVILE

L’Italia, quella del referendum, quella che difende l’acqua pubblica come bene supremo e Dio incontrastabile, ha  un numero considerevole di impianti di depurazione, come confermano i dati Istat del 2008 (ultimi pubblicati in merito), con una capacità effettiva depurativa degli impianti, ossia carico inquinante proveniente dalle acque reflue urbane e trattato dagli impianti di depurazione,  pari a 59 milioni di abitanti equivalenti (con il termine abitante equivalente, indicato con AE viene indicato, nel campo dell’ingegneria sanitaria, il carico organico biodegradabile convogliato in fognatura, in un giorno, dovuto alla normale attività di una particolare utenza civile). Sempre secondo l’Istat la capacità depurativa di progetto degli impianti di depurazione soddisfa, al  2008, circa il 75% della potenzialità necessaria, stimata in circa 100 milioni di abitanti equivalenti totali.

La capacità effettivamente utilizzata è pari invece al solo 59% delle necessità di depurazione e questo è il dato che più fa riflettere.

I problemi sono diversi e molteplici, ma tuttavia sintetizzabili in due aspetti fondamentali:

- impianti di depurazione obsoleti;

- tariffa dell’acqua tra le più basse d’Europa.

Il cattivo stato degli impianti è da attribuire sia ad una cattiva, ma soprattutto inappropriata, gestione degli stessi, ricorrendo in molti caso all’utilizzo di tecnologie assolutamente datate e inefficaci per il trattamento del carico inquinante in ingresso. Avere la tariffa dell’acqua così bassa, comporta che, la maggior parte di questa, venga utilizzata per garantire la distribuzione di acqua potabile, mentre solo in minima parte vengono destinati risorse finanziarie alla depurazione, che è l’ultimo – e spesso dimenticato – step.

IL SETTORE INDUSTRIALE

Analogo discorso, per i reflui provenienti dalle attività industriali. La maggior parte delle industrie, sono costrette, per normativa, a depurare i  reflui prima dello scarico in fogna o nel corpo idrico, tuttavia, anche per via della crisi economica, molte di esse considerano il trattamento delle acque solo un optional, con la conseguenza che i reflui sono riversati nei corpi idrici fuori norma o abusivamente.

Modernizzarsi, investire nelle nuove tecnologie, sbilanciarsi verso il futuro, trasformare la difficoltà in risorsa, queste le uniche  strade per limitare o eliminare il problema della depurazione in Italia. Le innumerevoli innovazioni scientifiche e tecnologiche, che si sono amplificate negli ultimi anni, dimostrano che si può depurare efficacemente a basso costo, ma bisogna innovare ed investire. Inoltre, numerosi filoni di ricerca, evidenziano la possibilità di recupero di alcune sostanze dai reflui industriali, come avviene con il recupero di fenoli da reflui oleari (leggi qui come), che è un chiaro esempio di recupero e trasformazione del rifiuto in risorsa.

L’Italia merita mari e fiumi più puliti, da Nord a Sud, ma per averli sono necessari controlli più puntuali, una maggiore propensione all’investimento e la nascita di una “coscienza” più sensibile verso un bene così fragile e prezioso come l’acqua.

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Redazione Virtuous

 
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La redazione di VirtuousItaly è composta da professionisti della green economy, in possesso di titoli ed esperienze nel campo dell'energia, della mobilità sostenibile, della gestione dei rifiuti e delle acque.


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